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giovedì, giugno 04, 2009

Maternità


“Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell'Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco.”
Kahlil Gibran
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Essere madri, dal momento del concepimento in poi, è un’esperienza difficile da descrivere. Significa entrare in un mondo di sensazioni sconosciute, in cui si alternano angoscia e serenità, paure, gioie, dubbi e certezze... in cui la memoria è sensoriale. Sono convinta che ogni donna divenuta madre ha subito un cambiamento irreversibile, in modo diverso, nel proprio spirito.
L’atto della nascita rappresenta il momento della separazione tra due esseri che si sono percepiti fin dal primo istante, che hanno scoperto durante nove mesi una certa reciprocità. Ma proprio grazie a questa reciprocità la rottura, rappresentata dalla nascita, non è mai definitiva; c’è una continuità nella vita di entrambi che non potrà mai spezzarsi... è una corda invisibile che li tiene uniti per sempre.
Solo quando la mia Polymnia è venuta al mondo ho potuto comprendere quanta gioia e quanta responsabilità si provasse nel dare le proprie cure la propria protezione ad un figlio. Grazie ad esse si crea un rapporto di complicità e di unità unico, che ti permette di imparare ad ascoltare e comprendere il suo linguaggio senza parole per poterlo così guidare nella sua vita di piccolo essere umano. Sophie Marinopoulos afferma che un bambino pensa a partire dai pensieri che riceve. Sono convinta anch’io di questo, è dallo spirito e dal pensiero della madre che un figlio è portato alla vita! E’ sul pensiero della madre che si appoggia quello del bambino. Essere madri significa interpretare e capire ciò che il bambino ci comunica per accompagnarlo nelle sue aspirazioni e non cercare di dargli ciò che noi vogliamo, cercando di farne un nostro surrogato.
La maternità è stata per me un avvenimento nuovo e sconvolgente, che mi ha assorbito completamente e mi ha allontanato per un po’ da ogni altro interesse... è stato un periodo di tempo necessario affinché il mio spirito e la mia vita ritrovassero un nuovo equilibrio!
Spero che tutto ciò possa farvi comprendere le ragioni della mia lunga assenza!

lunedì, ottobre 01, 2007

Un Meme… di gusto


Sino ad oggi ho evitato con cura di essere contagiata dalla meme-mania, glissando ogni invito… e puntando sullo sfinimento di coloro che tentavano ogni volta di coinvolgermi. Non è che li snobbassi per superbia… semplicemente amo raccontarmi in modo diverso. Voglio che le mie ricette e i miei racconti siano tessere di un mosaico che si compone piano piano, rivelando alla fine ciò che sono. Questa volta, tuttavia, il meme passatomi da Mara un po’ mi ha intrigato. Si trattava di parlare di 8 cose di sé riguardanti il gusto... e così ho intrapreso questo viaggio nel cibo, nel gusto, negli odori della mia memoria, con la considerazione che, come diceva Brillat-Savarin, “il gusto è un atto del nostro giudizio, con il quale noi diamo la preferenza alle cose che sono piacevoli al gusto su quelle che possiedono questa qualità”.
  1. La pasta fresca... o meglio prepararla. Non arrivavo ancora all’altezza del tavolino, quando ho iniziato ad impastare acqua e farina. Il mio primo ricordo olfattivo è proprio quello della pasta all’uovo, che ogni fine settimana mia nonna Maria preparava. Per me era il momento più felice della giornata; salivo su una sedia e la osservavo con attenzione, seguendo i movimenti delle mani e delle braccia. Lei guardandomi compiaciuta mi metteva davanti un mucchietto di farina ed un bicchiere di acqua tiepida, mi diceva come fare e controllava infine se l’impasto fosse della durezza giusta; l’unica cosa che non mi era concessa era tagliare la pasta. Una Domenica, avrò avuto 6 o 7 anni, mio nonno mi regalò una piccola spianatoia, che aveva fatto fare appositamente per me... non me ne sono mai separata, ce l’ho ancora.

  2. Il caffé. Lo bevo ovunque, sempre e comunque. Da piccola avevo una moka da una tazza, con cui mia mamma mi preparava l’orzo, ma io, nonostante non fosse caffé, mi sentivo lo stesso molto cool... e comunque nei momenti di distrazione ne rubavo un sorso di quello vero. Ancora oggi preferisco quello della moka, ma non disdegno gli altri tipi... lo detesto solo sottoforma di gelato.

  3. Il vino. Un vizio che mia ha passato mio nonno Antonio... diceva che “fa sangue” e me ne dava un po’ allungandolo sempre con la “gazzosa”, quella di una volta però, nelle bottigliette di vetro, che oggi non esiste quasi più.

  4. Il parmigiano. Sulla pasta ne metto sempre in quantità esagerate... in particolare sulle fettuccine al sugo di carne. Anche questo è un vizio che mi a passato il nonno... a lui piaceva metterne molto sulla pasta e spingendo me a mangiarne tanto (mi diceva che così mi sarebbe cresciuto il seno), evitava i rimproveri della nonna, che glielo vietava per via della sua pressione alta.

  5. I mezè. Quando sono in Grecia, nella calura delle giornate estive non c’è cosa che ami di più che sedermi in una taverna in riva al mare e mangiare mezè, davanti ad un bicchiere di ouzo ghiacciato, godendomi la brezza profumata di salsedine che viene dal mare. I mezè o mezedes sono degli antipastini caldi o freddi, che variano a seconda del posto e della stagione. Possono essere delle salsine (tzatziki, melinzanosalata, taramà....), dei formaggi (quasi sempre feta), delle insalate, delle verdure, o piccoli pesci marinati, fritti o alla griglia... etc. etc.

  6. La rucola. Hanno tentato di farmela mangiare in tutti i modi... ma proprio non ne sopporto il sapore, che mi da la nausea.

  7. Il polipo alla griglia... per me sinonimo di vacanza. In estate, in tutti i posti di mare della Grecia, mi piace vederlo penzolare dalle cordicelle, in attesa che il sole lo prepari a danzare sulle braci ardenti.

  8. Gli erbaggi selvatici bolliti o crudi. Mi hanno aperto innumerevoli porte sul mondo dei sapori... sapori originali e schietti, che ti mettono in contatto, attraverso un linguaggio primordiale, con la madre terra. In tutte le stagioni faccio sì che accompagnino primi o secondi, o che siano la mia insalata.

Chiudendo, visto che non è giusto pretendere da altri cose che con difficoltà accetto di fare io stessa, non inviterò altri blogger a continuare questo gioco. E se questo dovesse risultare la fine della piramide non mi interessa più di tanto. Anche se, certe volte, non possiamo cominciare qualcosa, è di conforto potervi porre fine. Se però chiunque di voi leggendo questo post si offrisse, volontariamente, di continuare sarò felice di osservarlo e sarà come se l’avessi invitato.

martedì, settembre 18, 2007

La mia cucina, il centro del mio mondo


La vita comincia a ritornare pian piano ai normali ritmi; la lavatrice fa gli straordinari e la pila di libri sul comodino cresce in altezza: Kavafis, una valida costante nell’ultimo decennio, di cui mi è impossibile saziarmi, passerà un’altro inverno accanto a me. Allan Bay dopo un inverno darà il suo posto a Christos Zuraris per questioni “stilistiche”. Per il resto comfort food ed archeologia, forniranno il calore necessario, indispensabile per le fredde notti invernali e la vita continua, grazie a Dio...
Un’altra pila, però, che parte dal pavimento e supera in altezza il comodino, ha il monopolio del mio interesse negli ultimi giorni: libri di cucina e quaderni di mie ricette sono richiamati alle armi. Prendo appunti e creo gli abbinamenti di conoscenti ed amici per le tavolate che seguiranno, accompagnate dal menù che preparerò per ogni occasione. Idonè!
Cercherò di raccontarvi le cene delle mie vacanze, un giro della Grecia in punta di forchetta, poiché tali racconti e le discussioni che seguiranno mi aiuteranno a rivivere i momenti che hanno segnato la mia estate. Durante tutte le vacanze, la “distanza” dalla mia cucina e la “vicinanza” alle cucine altrui mi ha fatto sorgere una domanda: che cosa mi piace di più, mangiare o cucinare? Anche se il cibo è il secondo più grande piacere della vita (il primo è rappresentato da conversazioni veloci, profonde ed intelligenti...), cucinare sicuramente mi emoziona di più, perchè la cucina è attiva ed il cibo è qualcosa di più passivo, ma di tutte le cose passive al mondo certamente la migliore.
Per il momento, mi perdo nei miei libri ed appunti, penso a dei menù e a degli amici, e monologando ripeto: “la mia cucina, il centro del mio mondo”.