lunedì, febbraio 13, 2006

Eros, amore... ed afrodisiologia

Esiodo, contadino e poeta, nella Teogonia, racconta che prima sorse il Caos, che per lui non era una divinità ma soltanto un vuoto “spalancarsi”, esattamente ciò che rimane da un uovo vuoto quando gli si toglie il contenuto. Poi sorse Gea, dall’ampio seno, solida ed eterna sede di tutte le divinità che abitano lassù, sul monte Olimpo, oppure in lei stessa, nella Terra. Per ultimo sorse Eros, il più bello tra gli dei immortali che “scioglie” le membra e soggioga lo spirito di tutti gli dei e di tutti gli uomini. Anche Platone, nel Simposio, il primo saggio sull’eros scritto nella storia dell’umanità, attraverso le parole di Fedro sosteneva che la vita degli uomini non doveva essere condizionata, né dai legami di sangue, né dalle ricchezze, né da altro, tranne che dall’eros. Eurissimaco, a sua volta, segnalava che il dio Eros non limita la sua azione agli dei e agli uomini, ma estende la sua forza a tutto l’universo.
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Nel succedersi della storia, prendendo la parola, Aristofane espone la sua opinione sull’eros. Dice, allora, che inizialmente il corpo umano non era come quello che abbiamo ora, ma doppio. Avevamo, cioè, due corpi uniti in uno. Però, siccome gli esseri umani in un certo momento avevano osato mettersi contro gli dei, Zeus decise di punirli. Così, tagliò a metà i loro doppi corpi, facendo in modo che da ogni corpo venissero fuori due diversi uomini, che completavano l’uno l’altro. Dopo tale suddivisione, ogni corpo ricercava disperatamente la sua altra metà. Quando la trovava, la abbracciava e non faceva nient’altro, tranne aspettare di riunirsi con lei. Siccome le due metà non si interessavano né del cibo, né del sonno, la specie umana rischiava l’estinzione. Zeus, allora, ebbe pietà di loro e posizionò in ognuna delle metà degli organi genitali ed ordinò loro di innamorarsi e di accoppiarsi affinché si riproducessero. Per questo l’eros è la ricerca della nostra metà perduta. Ci innamoriamo in quanto desideriamo ritrovare la nostra unità perduta, in quanto abbiamo nostalgia della nostra vecchia natura completa.
Dopo Aristofane, Agatone sottolineava che l’eros è colui che porta la pace agli uomini e la bonaccia ai mari. E’ lui, inoltre, che fa addormentare i venti ed offre il sonno alle anime afflitte. L’eros, che fa scomparire la ferocia e dona soavità all’animo, è l’ornamento degli dei e degli uomini e tutti noi dobbiamo seguirlo fedelmente e venerarlo in ogni manifestazione della nostra vita.
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Infine, prende la parola il grande sovversivo Socrate. Egli, innanzitutto, dubitava che eros fosse una divinità e sosteneva che fosse un demone, cioè qualcosa a metà tra un dio ed un uomo. I suoi genitori erano Povertà e Poros. Era perennemente povero, trascurato, senza scarpe e senza casa… tutt’altro che bello. Non dormiva su un letto o su un materasso, ma sul pavimento, in campagna, in strada, sulla soglia, avendo come unico compagno la privazione. Era come suo padre, astuto intrappolatore dei belli e degli eletti, audace e coraggioso, macchinatore ed incantatore opportunista, che sapeva “curare” a volte con belle parole ed altre volte con erbe medicinali. Non aveva mai niente in grado assoluto e si trovava sempre in mezzo a cose diverse. Non era né perennemente ricco, né perennemente povero, ma mai ricco e mai povero.
L’eros, continua Socrate, è il desiderio nato all’interno della bellezza. Quando cioè qualcuno sente la necessità di partorire (o un figlio o un capolavoro), per guadagnarsi l’immortalità, si innamora e ricerca qualcosa di bello (sia nel corpo, che nell’anima) per partorirlo dentro di sé. Inoltre, esiste dentro di noi una “scala erotica” che ogni persona assennata deve salire. Nel primo scalino, l’uomo si innamora dei bei corpi. Dopodichè, riscopre la bellezza dell’anima, che è molto più importante di quella del corpo e comincia ad innamorarsi delle belle anime. Continuando, si innamora della conoscenza, della scienza, ed arriva in età avanzata all’ultimo gradino, ove si innamora della bellezza assoluta, dell’immortale ed eterna idea del bello. Ai giovani si adatta l’amore dei corpi, come maestro di bellezza, mentre l’amore per il bello si adatta alle persone in età avanzata.
Voglio sfuggire dalla trappola di annacquare con commenti teorici le diversità e le cose in comune che hanno l’eros e l’amore. Questi due sentimenti, infatti, vengono frequentemente utilizzati per esprimere la stessa cosa sia dalle persone comuni, che utilizzano la parola amore per dichiarare i loro sentimenti erotici, sia da persone che sono in grado di distinguere le diversità tra questi due sentimenti. Quando Stendhal, infatti, dice che “l’amore è il godere, il vedere, il toccare ed il sentire con tutti i tuoi sensi”, si riferisce all’eros che abbraccia tutto l’universo. Anche quando Balzac definisce l’amore come “la poesia dei sensi” sicuramente ha in mente l’eros.
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Nel “Giardino dei profumi” dello sceicco Nefzevi (XVI secolo), Abu el Hailuk era “duro” per trenta interi giorni, poiché mangiava tante cipolle. Durante questo periodo "dormì" con un numero mitico di donne. Forse è meglio non parlare del rapporto della poesia con la vita, ma realmente, che è successo a questo arabo così fortunato? La cipolla ha determinato una sete del corpo e cercava delle compagne per spegnerla? Forse ha partorito dentro di sé la passione per tutte queste donne? O forse le desiderava da prima e la cipolla lo ha aiutato a sentirsi così estasiato al punto da superare i limiti della “carne” sul sentimento?
Queste tre semplici domande delineano i tre corrispettivi approcci all’"afrodisiologia".
Approccio viagra: mangio questo ed in combinazione forse con quello… eccomi qua! Qualcosa come super stallone. Fast food – fast sex.
Approccio voodoo: nelle diverse civiltà ci sono decine e decine di magie e scongiuri per far si che un uomo o una donna si innamori di qualcunaltro. Secrezioni femminili o il mestruo nel caffè, erbette che devono bruciare con olii speciali in una determinata fase lunare, mentre in contemporanea lo stregone recita delle formule magiche. E allora, è difficile, visto che accadono queste cose che avvenga un miracolo con metodiche più semplici… con un determinato piatto…?
Approccio bon viveur: come un bel tramonto in una spiaggia deserta, una passeggiata con la luna piena nel bosco, una bella musica, la sensazione dell’erba sul palmo della mano, un corpo nudo nella penombra, così un pasto ricercato con sapori equilibrati, e con il vino adatto ci fa sentire meglio. E quando ci sentiamo meglio vogliamo avvicinarci alla persone che desideriamo!
Forse sembrerò un po’ cinica con gli approcci precedenti, ma in nessun caso vorrei dubitare dell’ovvio, ossia che l’eros passa per lo stomaco.
E’ difficile in un post parlare dell’afrodisiologia, ma farò uno sforzo cercando di ritornavi nel futuro. Afrodisiaco è per tutti i popoli della terra l’aglio, indipendentemente dal fatto che noi occidentali se lo mangiamo non possiamo dire buongiorno tranne che per telefono. La melanzana era per il mondo ottomano, qualcosa a metà tra viagra e cocaina. Per il resto del mondo era semplicemente indifferente. Notevoli sono le proprietà del prezzemolo. La cannella, il cardamomo, il coriandolo, le uova, il pescato, le noci (chi non conosce l’abbinamento noci e miele?), l’olio di oliva… e mi fermo qui perché in definitiva sembra che non ci sia cibo che non sia stato associato all’eros. Non è che tutte queste cose siano delle favole? Non lo saprei dire. Forse si, forse no. Ma che differenza fa? Dimentichiamo forse che noi essere umani, oltre che di proteine, di grassi e di carboidrati, ci nutriamo anche di leggende? Del resto che cos’è l’eros! Secondo Oscar Wilde un “reciproco equivoco”. E allora, anche se così fosse ci piace equivocarci reciprocamente!
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Orata marinata
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Ingredienti: 1 Kg di orate, 600 ml di olio extravergine di oliva, 80 ml di succo fresco di limone, 50 ml di aceto bianco, sale, pepe, 2 cucchiai di spezie per la marinatura.
Ingredienti per le spezie per la marinatura: 3 cucchiai di coriandolo, 2 cucchiai di anice, 1 cucchiaio di sumak, 3 semi di cardamomo, 3 pezzi di anice stellato, 1/2 cucchiaino di masticha, 3 bucce di arancia essiccata.
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Laviamo le orate e le dividiamo in due filetti ciascuna. Togliamo le spine e la pelle. Mescoliamo l'olio, il limone, l'aceto, il sale, il pepe e i 2 cucchiai di spezie per la marinatura. Deponiamo i filetti nella marinatura e li lasciamo cuocere in un ambiente fresco per circa due ore, poi li mettiamo in frigorifero. Serviamo i filetti tagliandoli a fettine sottili.
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Con questo piatto vedo bene un Athiri della mia amata isola Santorino, in quanto equilibria il sapore aspro della marinatura ed avvolge le spezie.

11 commenti:

voula ha detto...

Eυχομαι απο σήμερα να έχετε όλοι ένα συγκυβερνήτη στο .....πλεούμενο της ζωής, και
ξαπλωμένοι μαζί τις νύχτες στο κατάστρωμα να παίζετε στοιχήματα με τ άστέρια
Α tutti amici di origondi!!!

voula ha detto...

συγνώμη για τα ιταλικά μου
Διορθώνω
......orizzonti del gusto.Grazie!!!!

isoladisaffo ha detto...

Love is in the air....i'm on my way...

Grazie

Anonimo ha detto...

"Φταίνε τα τραγούδια που με πήραν απ’τό χέρι, κάτι στιχάκια σαλεμένων εραστών..."
Στην παρέλαση θα συμμετέχουν και μαζορέτες απο το τάγμα των ιερειών του... έρωτα!

Και του χρόνου!

Ευη

Anonimo ha detto...

Πέρασε το χέρι του μέσα από το χιτώνιο και άγγιξε την καρδιά μου. Κόλλησε τα βρεγμένα χείλια του στο λαιμό μου και ακούμπησε το πόδι του ανάμεσα στα πόδια μου.
Δυο ζευγάρια άρβυλα, σε αντιμέτωπη στάση προσοχής, έμπλεκαν και χώριζαν μεταξύ τους σε πρόσθεση κι αφαίρεση. Οι ανάσες μας ζεστές, αχνιστές, σχημάτιζαν σύννεφα στα πέριξ.
Έλυσα το ζωνάρι του και τράβηξα τα κουμπιά. Τα σώματα μας, πάνω και κάτω, σχεδόν διαμελισμένα. Κρεμάστηκα πάνω του. Τα πόδια μου στους ώμους του, η ισορροπία βρεγμένη και χαλασμένη.Με άφησε πάνω στο ξύλινο κασόνι, στο πρόχειρο στασίδι της σκοπιάς. Ξεκούμπωσε το παντελόνι μου κι έσκυψε χαμηλά. Μάζεψε μια μεγάλη ανάσα και χάθηκε μέσα στα σκέλια μου.
Η καρδιά μου σταμάτησε να χτυπά. Τελειώσαμε μαζί. Πάνω στην ίδια ανάσα. Η βροχή συνέχισε να πέφτει. Μείναμε ακίνητοι, με τα πόδια χαλαρά, τα κεφάλια κρεμασμένα, τα ρούχα ανοιχτά.
Πόσα ζευγάρια ευλόγησε ο Άγιος Βαλεντίνος το ίδιο βράδυ;

Δημητρα

Anonimo ha detto...

«Ο θελξιπικρος ερως» (θελκτικος και πικρος μαζι. Οποιος αγαπα παιδευει, που λεγει ο θυμοσοφος λαος, η, «δεν υπαρχει αγαπη διχως πονο», οπως τραγουδα η Ελευθερια Αρβανιτακη...

Δημητρα

Δημητριος ha detto...

Orizzonti del gusto, όντως εορτάζεις - και είθε η εορτή να έχει την κορύφωση που της ταιριάζει.

Οι συνταγές σου αναμένονται και θα υλοποιηθούν στον κατάλληλο χρόνο, δηλαδή σύντομα.

Χαίρε και υγίαινε και μαγείρευε για τον έρωτα - αυτά καλύπτουν ήδη τα 3/4 στην ποίηση της ζωής.

Δημητριος

voula ha detto...

ΔΕΣ ΜΕ... ΠΙΑΣΕ ΜΕ... ΓΕΥΣΟΥ ΜΕ...
Αυτή η μαύρη ερωμένη!!!!
μμμ!!! σοκολάαατα.

lilli ha detto...

delizioso il post, e deliziosa sembra la ricetta....

il sumak lo dovrei avere, dai miei viaggi in Turchia, il masticha non l'ho mai amato e quindi non l'ho comprato (credo sia quello che a Cesme chiamano mastik ed è resina di un arbusto locale) e quindi non lo metterò...

ciao
Lilli

orizzontidelgusto ha detto...

Ciao Lilli,
hai ragione la masticha è la resina di una varietà di lentisco, che in Grecia si produce solo a Xios, dalle molteplici proprietà... non ho assaggiato quello turco... ma ti assicuro che la varietà greca, utilizzata in cucina, dà un sapore molto delicato e caratteristico ai piatti!

lilli ha detto...

credo che quel tipo di lentisco cresca proprio solo a Chios e a Cesme....farò qualche ricerca

grazie della visita :)

ah...aggiungo che la cucina greca è stata il mio primo approccio alle cucine "orientaleggianti", avvenuto quando ero bimbetta e i miei genitori, un po avventurosi e folli, ci scorrazzavano su un vecchio furgoncino, tutte e 5 noi sorelline, per la Grecia assolata della fine dei mitici '70, piantando la tenda nelle più belle spiagge libere che io ricordi....e il cibo locale, già allora fu amore a prima vista.

che nostalgiaaaaaaaaa....