lunedì, febbraio 06, 2006

Weekend ad Atene

Atene… il solo pronunciare il suo nome basta ad evocare storia e mito! Ogni volta che ci torno la trovo sempre uguale e sempre diversa… Uguale perché niente potrà mai annullare ciò che millenni di storia hanno plasmato nell’animo dei greci e nello spirito di questa città! Diversa perché negli ateniesi non si è mai spento il desiderio di far tornare la loro città il faro di civiltà e bellezza che era stata un tempo!
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Salire sull’Acropoli mi lascia sempre senza fiato, come la prima volta… attraversare i Propilei, con le sue candide colonne di marmo, suscita una grande emozione! Credi di essere tu a visitare l’Acropoli, ma in realtà è lei che ti osserva, che misura il fondo della tua anima. Quassù il vento, che non smette mai di soffiare, può raccontarti storie incredibili… di uomini grandi… e di uomini comuni, che qui hanno lasciato la loro preghiera! Solo osservando il Partenone si capisce il significato di perfezione, misura ed armonia… è il Tempio perfetto, il metro del mondo! Nonostante sia sempre popolato da una moltitudine di gente, se lo avvicini con amore, ti sembrerà deserto. E guardando la delicata perfezione delle Cariatidi posso capire come Lord Elgin, ebbro di passione, non abbia resistito al desiderio di portarsene via una.
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La vista della città dal Licabetto provoca un senso di smarrimento… tutto intorno un’infinità di case bianche a perdita d’occhio… e verso ovest, come un’oasi nel deserto, l’Acropoli si staglia tra cielo e mare, che al tramonto riflettono i raggi rosso fuoco del sole e spandono un bagliore dorato che ti avvolge e ti ipnotizza... e non puoi fare a meno di smettere di guardare e di perderti davanti a tanta bellezza. Il mito racconta che Atena per la costruzione dell’Acropoli avesse scelto una roccia più alta di quella su cui sorse, ma nel tragitto da Pallene, a causa della sua ira nei confronti delle figlie di Cecrope, l’avrebbe lasciata cadere nel luogo dove ancora oggi si trova… con il nome di Licabetto.

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Ancora una volta non ho saputo resistere al fascino di Kolonaki, il quartiere più vivace e commerciale della città, dove tutti gli ateniesi più facoltosi fanno shopping in boutique lussuose, passeggiano lungo le strade affollate e prendono il caffè in una delle tantissime caffetterie alla moda… già perché il caffè, per il greco di oggi, è ciò che l’agorà fu per gli ateniesi dell’antichità, è un punto d’incontro, di discussione, di confronto… e di approccio amoroso.

Voula e Panagiotis

Infine, per chiudere in modo speciale il mio soggiorno, la mia amica Voula mi ha portato a visitare Capo Sounio… uno dei luoghi più belli che abbia mai visto. Il capo, all’estremità meridionale dell’Attica, si trova su un promontorio a picco sul mare… “il promontorio sacro di Atene” che Omero cita nell’Odissea! E’ qui che Egeo, disperato perché credeva suo figlio Teseo morto, si gettò nel mare, a cui fu dato il suo nome. Ed il soffio del vento, insieme al lamento delle onde che si infrangono sulle rocce, sembra che piangano ancora la sua morte. Poseidone non poteva scegliere altro luogo all’infuori di questo per costruire il suo tempio. La vista del mare e delle isole è, infatti, qui avvolta da una luce quasi surreale, che al tramonto è un’esplosione di riflessi dorati… “Quella luce accecante, così trasparente e impenetrabile, così adatta a sottolineare i contorni delle cose, ma anche ad animarli, a risuscitare l’anima segreta…” come dice Franco Loi.

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Durante il soggiorno ad Atene non potevo non fare una passeggiata nella Grecia dei sapori di 2500 anni fa, con le specialità più rinomate dell’epoca, adattate all’oggi con grandissimo successo e che dimostrano inequivocabilmente il diacronismo dell’antica cucina greca.

L’idea dell’ “Αρχαίων Γεύσεις” è quella di far assaggiare ciò che i greci antichi mangiavano, nella stessa modalità in cui lo mangiavano… senza forchetta, solo con cucchiaio e coltello… in poche parole lezioni storico-gastronomiche nello scenario della Grecia antica.
Un team di studiosi e di ricercatori di manoscritti antichi ha cercato fonti riguardanti gli antichi simposi (banchetti) greci, trovando risposte su come mangiavano Platone ed Aristotele.
L’atmosfera è profumata di antico, con decorazione povera, in cui dominano la pietra, gli affreschi e gli archi… l’elemento greco antico si trova dappertutto in modo discreto senza diventare kitch e ti conduce ad un appuntamento con la Grecia dei sapori dell’epoca di Pericle.
Nell’antichità non si conoscevano le patate, il riso, lo zucchero, i pomodori e gli ingredienti principali erano rappresentati dalla carne e dal pesce accompagnati dalle verdure, dall’orzo, dal grano macinati grossolanamente e dal miele.
Il menù dei piatti è pieno di note bibliografiche che rimandano alla fonte del piatto in questione.
Nei primi tre volumi dei Deipnosofisti si fa riferimento al vino. In accordo a questo “Αρχαίων Γεύσεις” produce il suo vino e dispone di varie qualità di vino alla mescita bianco, rosso, di orzo e lo squisito “οινόμελο” (vino speziato al miele) offerto all’arrivo.
In sottofondo si ode una musica rappresentativa di strumenti antichi, che rilassa e accompagna il cibo senza disturbare la comunicazione o la conversazione degli ospiti.
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In questo viaggio unico nel gusto si deve assaggiare “κωλή εριφίου” (coscia di capretto con purè di ceci e porri, con formaggio, aglio e miele), “κρεωκάκκαβο” (pancetta di maiale con salsa agrodolce di miele, aceto, timo, purè di ceci ed aglio), “πρασσαία” (cavolo, rucola, sedano, asparagi, uova, pinoli, noci, uvetta, melagrana), “Τεύθις οπτή” (calamaro ripieno con spezie, verdure e formaggio alla griglia) e “Δελφάκειον οπτόν” (porcellino ripieno con formaggio, uova, fegatini, mele, castagne, pinoli, uvetta e spezie). Non bisogna dimenticare poi i “μελιτώματα” – dolcetti finali – come “ακρόδρυα παντανάμεικτα” (prugne secche, fichi secchi, noci, mandorle, datteri, arachidi, con miele dell’Attica con o senza yogurt), “σταιτίτας πλακούς” (tipo di crepes con farina e miele).
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Molto interessante e carina l’idea degli spazi privé (ανακλίντρων) ove una persona del gruppo viene votata come “συμποσίαρχος”, ossia capo del simposio, responsabile dei convitati. Negli anaklitri, inoltre, c’è l’occasione unica di ascoltare dal vivo la musica dell’avlitrida o del citaredo.
Il fascino del pensiero che in nessun altro luogo potete trovare ricette di 2500 anni fa renderà la vostra serata indimenticabile.
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4 commenti:

fiordizucca ha detto...

bellissimo reseconto e bellissime le foto anche. grazie per avermi regalato uno spaccato di grecia che fino ad ora ho solo studiato sui libri d'arte e attraverso le cartoline, ma prima o poi riusciró a visitare!
un bacio
fdz

Anonimo ha detto...

TηνΑθήνα, της συμπεριφέρομαι σαν μικρό παιδί…..της χαμογελάω, την προσέχω, κλείνω τα μάτια μου και μυρίζω το άρωμά της, ένα άρωμα μοναδικό για μένα που κανένας κάτοικός της δεν ξέρει να το μυρίζει, της ψιθυρίζω πόσο την αγαπώ γιατί για μένα έχει ψυχή, εγκλωβισμένη ψυχή που μάταια περιμένει αγάπη και λιγότερη βία από όλους μας!!!
Orizzonti, εκπληκτικό το άρθρο σου!!!!!!!

Δημητρα

Anonimo ha detto...

La tua descrizione è così coinvolgente che mi è venuta una gran voglia di partire!

Giusy

isoladisaffo ha detto...

Grazie alla tua recenzione sul Ristorante Pantelis, ho passato dei momenti bellissimi durante il mio soggiorno lavorativo ad Istanbul. Tramite e-mail ti descriverò la reazione della direzione alla traduzione del tuo post... STUPEFACENTE!
Vorrei chiederti dei consigli sulla cucina afrodisiaca (si sta avvicinando San Valentino...) e magari qualche ricetta piccante... piccante!

Ancora grazie.