domenica, febbraio 04, 2007

I sette vizi capitali: Superbia

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Ancora 7... ma questa volta per parlare di qualcosa che è parte della natura umana... i sette vizi capitali. Chi di noi può affermare con assoluta certezza di non essere stato mai sfiorato almeno una volta dal soffio di uno di essi? A dire la verità sono proprio loro a rendermi più simpatico l’uomo... sono proprio loro che rendono ogni essere umano... “umanamente imperfetto”.
Aristotele li definì "gli abiti del male". I vizi deriverebbero, cioè, dalla ripetizione di azioni che formano in chi le compie una sorta di "abito" che lo inclina in una certa direzione. Aristotele, definiva il male, come pure il bene, degli “accidenti” che appartengono alla categoria della qualità. Il male consisterebbe nel fallimento della tendenza naturale verso la causa finale che è il bene: "Ciò che ha potenza d'esser mosso o di agire in un determinato modo è buono; e ciò che ha potenza di essere mosso o di agire in un altro modo contrario al primo è cattivo". Il bene e il male divengono così atti della volontà, conducendo il problema del male nella sfera morale. In tal modo da noi dipende l’agire come pure il non agire. Poiché, infine, l'oggetto della volontà dipende sempre dal giudizio che l'intelletto dell'uomo dà all'azione stessa, può capitare che, per ignoranza, l’uomo può valutare bene ciò che è invece male. Tuttavia, per Aristotele esiste il “giusto mezzo” che ci permette di superare l'ignoranza. E’ la ragione, infatti, che permette di stabilire ciò che effettivamente è bene e ciò che è male: tutto ciò che per eccesso o per difetto va oltre è male.
Tuttavia, il sistema dei sette vizi o peccati capitali venne messo a punto da papa Gregorio Magno, che si basò sul numero 7, utilizzato dalle Sacre Scritture per indicare la perfezione dell’eternità. Il sistema da lui creato non solo legava i vizi gli uni agli altri, ma stabiliva tra loro anche una gerarchia. Gregorio vide, infatti, l’origine di tutti i vizi nella Superbia, il primo peccato di Lucifero e di Adamo, che si erano ribellati e paragonati a Dio. Da questa poi derivavano tutti gli altri: “la vanagloria genera l'invidia poiché chi aspira a un potere vano soffre se qualcun altro riesce a raggiungerlo. L'invidia genera l'ira, perché quanto più l'animo è esacerbato dal livore interiore tanto più perde la mansuetudine della tranquillità.... Dall'ira nasce la tristezza, perché la mente turbata, quanto più è squassata da moti scomposti tanto più si condanna alla confusione, e, una volta persa la dolcezza della tranquillità, si pasce esclusivamente della tristezza. Dalla tristezza si arriva all'avarizia, poiché, quando il cuore, confuso, ha perso il bene della letizia interiore, cerca all'esterno motivi di consolazione e non potendo ricorrere alla gioia interiore, desidera tanto più ardentemente possedere i beni esteriori” (Gregorio Magno, Moralia in Iob, XXXI, XLV).
Nel Medioevo il sistema di Gregorio divenne il principale schema di interrogazione del penitente. La sua fortuna finisce, però, in epoca moderna, quando la penitenza smise di essere il mezzo di pacificazione dei conflitti sociali e divenne analisi interiore delle coscienze dei singoli individui..
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SUPERBIA... l’origine di tutti i peccati
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È chi [superbo] per esser suo vicin soppresso
spera eccellenza, e sol per questo brama
ch’el sia di sua grandezza in basso messo;
è chi [invidioso] podere, grazia, onore e fama
teme di perder perch’altri sormonti,
onde s’attrista sì che ’il contrario ama;
ed è chi [iracondo] per ingiuria par ch’aonti,
sì che si fa della vendetta ghiotto,
e tal convien che il male altrui impronti.
Questo triforme amor qua giù di sotto
si piange...
(Purg. XVII, 115-125)
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Il peccato più insito nella natura umana... ogni uomo è teso all'affermazione della sua identità, al bisogno di riconoscimento da parte degli altri! Ma è anche il più contemporaneo di tutti... in quanto trova il suo luogo ideale in una società come quella attuale in cui prevale l’individualità, in cui l’orgoglio ha lascito spazio all’arroganza. L'orgoglio ci porta a difendere la nostra dignità di esseri umani, ad avere una giusta e “sana” stima di noi. Ma quando l'orgoglio travalica, si trasforma in arroganza... in superbia. C.S. Lewis giustamente a proposito a tal proposito disse: “C’è un vizio dal quale nessuno al mondo è esente; un vizio che ognuno aborrisce quando lo vede in altri, e di cui ben pochi... immaginano di essere a propria volta colpevoli... Non c’è difetto che renda un uomo più malvisto, e nessuno di cui siamo meno consapevoli in noi stessi. E più ne siamo intrisi, più lo detestiamo nel prossimo”.
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Mele della superbia
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Ingredienti: 2 mele Granny Smith, 50 gr di noci sminuzzate, 50 gr di uva passa, 50 gr di mandorle pelate e sminuzzate, 200 gr di prugne secche, 4 pizzichi di garam-masala, 1 cucchiaino di semi di senape, 20 gr di burro, 2 cucchiai di crema di latte, 1 cucchiaio di zucchero di canna.
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Bollite per 5 minuti i semi di senape in mezzo litro di acqua. Li scolate. In un pentolino fate bollire noci ed uva passa con l’acqua che basta appena a ricoprirli. Appena arrivano all’ebollizione, toglieteli dal fuoco e lasciateli gonfiare per 5 minuti e poi scolateli.
Preriscaldate il forno a 180°. Tagliate le mele in due senza sbucciarle e privatele della parte centrale. Ponete le mele, con la parte incavata rivolta verso l’alto, in un teglia. Cospargetene ognuna con un cucchiaino di burro, lo zucchero di canna, le mandorle ed il garam-masala. Mettete in forno per 20 minuti. Preparate una crema battendo nel mixer le prugne e la crema di latte, fino ad ottenere un composto omogeneo. Versatelo in una ciotola ed aggiungete le noci, l’uva passa e la senape bollita, amalgamando il tutto. Togliete le mele dal forno, lasciatele freddare. Formate delle piccole chenelle e riempite con ognuna di esse le metà mele.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

E' sempre un piacere leggere i tuoi post.
Sono un sapiente misto tra cultura e leggerezza culinaria
Ti ammiro Caterina

Anonimo ha detto...

Τα 7 θανάσιμα αμαρτήματα, σύμφωνα με τον Γκάντι:

* Πλουτισμός χωρίς εργασία
* Διασκέδαση χωρίς μέτρο
* Γνώση χωρίς χαρακτήρα
* Εμπόριο χωρίς ηθική
* Επιστήμη χωρίς ανθρωπιά
* Πίστη χωρίς θυσία
* Πολιτική χωρίς αρχές

Dimitrios

isoladisaffo ha detto...

Pavone, specchio, pipistrello, leone, l'aquila.... ipervalutazione!
Buon inizio!

orizzontidelgusto ha detto...

@Caterina,
addirittura ammirare...! Ti dico solo che mi diverte un sacco "mischiare" i miei interessi...
Il risultato? Esattamente quello che descrivi.
Grazie

@isola,
Ipervalutazione!

@Dimitrios,
Polu swsta!