giovedì, aprile 13, 2006

“Θαλίαι”

Vi siete mai chiesti del valore e dell’utilità di quel senso chiamato GUSTO? Avete pensato cosa sarebbe la nostra vita senza il senso del gusto? Vi siete mai interrogati su quante ore della nostra vita questo senso rappresenta la principale e più importante alimentatrice del contenuto della nostra coscienza, ma anche sul significato di questo contenuto, non soltanto della nostra beatitudine e del godimento della vita, ma anche della sua evoluzione e della sua continuità?
Grazie a questo “senso” ieri sera a Roma è avvenuto il “Θαλίαι” (un modo “povero” di chiamare il simposio) dei foodbloggers romani. I miei impegni non mi hanno permesso di restare ed “approfondire” la serata. E’ stato una sorta di aperitivo in tutti sensi!
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… “e tu saresti?” ha chiesto l’amico cybernauta, e la sua voce si è persa improvvisamente, mentre veniva trasportata dall’aria fresca che ieri dominava la serata romana, diffondendosi tra le voci degli avventori del locale, intrecciandosi con gli odori del forno a legna e del fritto e perdendosi sopra il quartiere Tuscolano.

In tal modo sarebbe potuto iniziare il capitolo introduttivo di un vecchio giallo, che applica una ricetta provata tanto nella narrativa quanto nella cucina: il collegamento dell’argomento (sia che si tratti dell’intreccio di una storia, sia di una pietanza cucinata) con un determinato luogo, con le sue precise caratteristiche, con le persone che lo frequentano, con i colori, gli odori e con le sue memorie. Una ricetta che riesce a creare un’atmosfera suggestiva e un fascino sicuro.

…durante una cena normale, in determinate situazioni, qualcuno potrebbe improvvisare. Nell’ora dell’aperitivo mai! Il doveroso rispetto di certe regole in questo frangente è obbligatorio. L’apparente tranquillità e leggerezza, che distinguono le persone durante l’aperitivo, non devono mai confondere. In realtà si tratta di una piccola cerimonia, ove le persone che partecipano si sottopongono volentieri a delle regole ferree. E perché mai? Prima di tutto perché l’ora dell’aperitivo è un’ora di gioco (e sappiamo quante sono ferree le regole di un gioco). Nei pasti interi uno cerca di saziarsi e questo non sempre è un gioco. Al contrario, con l’aperitivo si gioca, si stimola l’appetito, se ne protrae la durata, non cercando a tutti i costi la sazietà. Il ritmo del mangiare (o meglio dello spilluzzicare le pietanze dai piatti) rallenta in modo sensibile, diventa intermittente con grandi spazi di pausa ed i nostri movimenti più lenti e più discreti. Diventa un momento di compartecipazione e condivisione, di estrema intesa reciproca. Oltre la suddetta disciplina, predomina anche la disciplina della parola: durante l’ora dell’aperitivo, la compagnia conserva un umore piccante e stuzzicante, mai i commensali alzano la voce, né allungano il discorso. La conversazione dura poco ed è lapidaria. In quel momento non si pongono, né si sviluppano argomenti, ma semplicemente si registrano fatti e si espongono esperienze. I commensali tralasciano di proposito gli argomenti “sonori”, sapendo che alla fine si interesseranno solo della REALTA’.

La mia “realtà”, ieri sera, è stata quella di aver “assaggiato” delle persone, che prima erano scrittori ignoti di diari on line, con cui avrei piacere di incontrami ancora per condividere e sviluppare l’interesse per il GUSTO!

2 commenti:

veronica ha detto...

ciao! ho letot che hai citato i tiropitakia nel post ultimo di sigrid. La ricetta???
baci

orizzontidelgusto ha detto...

Ciao Veronica,
per la ricetta delle tiropitakia... sto pensando ad un post che la accompagni degnamente!!! Abbi fede!!
Baci