sabato, aprile 08, 2006

FOOD NOIR... le ricette dei detectives

Il mistero dei gialli e il loro rapporto con il cibo
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Per qualche ragione le storie dei gialli si intrecciano con il cibo. Nei film, la musica collega in modo estetico e sentimentale le immagini. Nelle storie gialle, il “soundtrack” è il cibo. E mentre si capisce l’utilizzo della musica jazz nei film noir, nel gourmet food noir, l’associazione tra cibo e delitti rappresenta un mistero.
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La prima cosa evidente è che il food noir come genere letterario è attualmente di moda. Anche in passato c’erano il sentore che vi fosse qualcosa tra i detective, che cercavano di risolvere gli omicidi ed il cibo, ma la tendenza non era così evidente. Esistevano certamente personaggi come il buongustaio, collezionista di orchidee, Nero Wolfe, come il gourmet Hercule Poirot, o l’amante delle brasserie ispettore Maigret e perché no il connoisseur James Bond, ma la stragande maggioranza dei detective, dall’anoressico Holmes al junk food junkie Marlow, in un certo senso snobbavano il cibo, o per meglio dire, il cibo gourmet era qualcosa di “esotico” con cui gli eroi duri (gli hard-boiled detectives, come vengono definiti) non potevano identificarsi. Inoltre, in tantissime occasioni, come ad esempio nei vecchi pulp fiction americani, i detective si nutrivano di bevande e whisky, mentre tantissimi masticavano in maniera disgustosa scrambled eggs in qualche off beat diner.
Il cibo gourmet è diventato, invece, attualmente di moda: con la comparsa di Carvalho di Montalbàn, di Montalbano di Camilleri, di Aristide Pamplemousse di Michael Bond, del Lord Peter Wimsey della Sayers, della Goldy Bear Schulz della Davidson, del Gourmet Detective di Peter King e della Kay Scarpetta della Cornwell, che hanno una fissazione con il cibo, il food noir, in cui il buon cibo, i vini importanti ed il benessere, giocano un ruolo da protagonisti, è diventato pure questo di moda... un genere nel genere. Anche il detective Duffy di Dan Kavanagh (pseudonimo di Julian Barnes, che ha scritto il famoso “The Pedant in the Kitchen”) ha deciso di abbandonare il “cibo spazzatura dei poliziotti ed imparare a cucinare”, mentre l’affamato ispettore Wexford di Ruth Rendell scopre il buon cibo nel suo pub, che si evolve in un ristorante gourmet.
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Negli Stati Uniti questo genere ha assunto dimensioni enormi e viene riconosciuto come culinary mysteries, mentre ci sono delle riviste specializzate che dedicano pagine e pagine al food noir. Vengono di continuo pubblicati dei libri in cui si glorifica il rapporto tra cibo ed omicidi, come ad esempio nel famosissimo A Taste of Murder: Diabolically Delicious Recipes from Contemporary Mystery Writers, di Jo Grossman e Robert Weibezahl. Scrittori come Joanne Fluke, Lou Jane Temple, Jeffrey Marks, Peter King e Virginia Rich, scrivono innumerevoli libri food noir con titoli come: Fudge Cupcake Murder, Blueberry muffin murder, Chocolate Chips cookies murder, A stiff risotto, Death by Rhubarb, Criminal appetites, Death al dente, The cookery school murders ecc., mentre anche per le grandi signore del giallo Patricia Cornwell e Dorothy L. Sayers, sono stati pubblicati dei libri di cucina come Food to die for: secrets from Kay Scarpetta’s kitchen e The Lord Peter Wimsey cookbook. Anche Anthony Bourdain del Kitchen confidential ha scitto un giallo il Gone bamboo, dove il protagonista è – chi altro? – se non un cuoco.

Il cibo nella nostra epoca vende, è moda, e come moda ha “inquinato” anche la narrativa. Attenzione però, non tutta la narrativa, e certamente non quella “seria”, in cui il cibo viene definito “antispirituale” e quindi senza diritto di essere nominato dagli intellettuali. Anche nel Gosford Park o nel The remains of the day, mentre la cerimonia della cena viene descritta con grande dettaglio, il cibo non viene descritto quasi per niente. Il cibo ha trovato terreno fertile nel cosiddetto, dagli snob della narrativa, pulp fiction. Lì, e specialmente nei gialli, il cibo, inteso come “arte scadente”, ha trovato come alleato naturale la narrativa scadente.

Nella odierna, epoca postmoderna non è più “politicamente corretto” che la narrativa venga distinta in classe superiore e inferiore. La narrativa gialla (crime fiction) si è confermata come un genere meritevole di rispetto. In tal modo l’abbinamento con il cibo è diventato ancora più forte.

L’arte culinaria: una specie di assassinio

La seconda cosa da sottolineare è rappresentata dal fatto che tutti dobbiamo mangiare e che tutti abbiamo dei capricci. All’interno di una serie di storie ove il personaggio detective deve, assieme alla soluzione dei misteri, mangiare, e ove la sua personalità deve sviluppare certe peculiarità per diventare ben riconoscibile ai lettori, il cibo ha un ruolo importantissimo. Nero Wolfe è famosissimo per le sue grandi abbuffate, mentre l’ispettore Montalbano, a cui piacciono i grandi pranzi, sia consumati nella sua amata trattoria da Calogero, sia cucinati Adelina, non ama uscire. Il detective privato Pepe Carvalho, oltre a scrivere lettere alla sua amica prostituta e a bruciare libri, ama cucinare cibi complessi o giudicare le produzioni gastronomiche del suo aiutante, ex-carcerato Biscuter. Come diceva Montalbàn in una intervista, “un protagonista deve avere due o tre particolarità facilmente riconoscibili. Non esiste un protagonista che non li abbia. Maigret aspetta sempre i cibi stagionali, i primi piselli primaverili nella brasserie. I lettori se lo aspettano, come si aspettano che Sherlock Holmes suoni il violino o sniffi”.

Non tutti i protagonisti dei gialli hanno la stessa predisposizione gourmet di Pepe Carvalho di Montalban. Jack Reacher di Lee Child, l’unica cosa che fa, oltre a risolvere misteri difficili, è bere caffè, molto caffè, molto molto caffè. Finché non si risolve il mistero, ne consuma intere coltivazioni. Nick Stefanou di Pellecano anche se cresciuto dal nonno, da “Nick’s Grill”, con molti riferimenti a cibi greci, si nutre di alcool, sigarette, musica e... ancora alcool.
La terza cosa importante per un assassinio è la ricetta. Qui l’espressione “questo cibo è un assassinio” assume dimensioni che fanno rabbrividire. Dalle grandi cene in cui si raccolgono tutti i sospetti, così che si capisse chi era l’assassinio, fino ai veleni che scompaiono assieme al vino nel decanter, c’è qualcosa in comune tra la ricetta per un assassinio e la ricetta per un cibo.

Dice Jeanine Larmouth scrittrice del famoso Murder on the Menu: “L’arte culinaria condivide qualcosa di importante con la risoluzione di un mistero, devi raccogliere gli ingredienti nelle stesse modalità. Se i gialli contengono dei menù di ricette per degli omicidi, ben volentieri contengono anche dei menù di ricette per del buon cibo”.
Il rapporto misterioso tra assassinio e cibo potrebbe essere anche qualcosa di più profondo. Forse il sospetto, dietro questo rapporto profondo tra omicidio e cibo, è rappresentato da qualche comune desiderio, che spinge ad ammazzare una gallina, per prepararla con il tartufo ed ammazzare tuo zio riccone per comprare il tartufo. Come dice in modo misterioso Anthony Bourdainl’arte culinaria è una sorta di assassinio” o in modo ancora più caratteristico, come deduce Montalban, “l’arte culinaria è una maschera di morte. Per mangiare, bisogna ammazzare...”. Patricia Highsmith nelle sue storie per misogini spinge le sue protagoniste a nutrire i loro mariti fino alla morte.

Che altro posso dire, tranne che concordare con il titolo del libro di Phyllis Richman, in cui incidentalmente il detective è un critico di ristoranti (!!!): The butter did it!

Anatra alle foglie di tè

Dal libro “Gli uccelli di Bangkok” di Manuel Vàzquez Montalbàn
Come nel "Quintetto di Buenos Aires", anche a Bangkok, ove il destino ha portato Pepe Carvalho, Montalbàn mostra un’incredibile conoscenza della gastronomia locale.


Ingredienti: 1 anatra, 20 gr di zenzero fresco, 5 gr di cannella, 5 gr di semi di anice, 1 bicchiere di shao hsing (il vino cinese che può essere sostituito da sherry bianco), 80 gr di tè qualità Long Jing, olio di arachidi, sale e zucchero.

Una volta pulita bene l’anatra, cospargetela internamente ed esternamente con sale e zucchero. Mettetela in una pentola profonda ed aggiungete lo zenzero, il bastoncino di cannella a pezzettini, i semi di anice, il vino e 100 ml di acqua. Coprite tutto e fate cuocere a bagnomaria per 2 ore. Tostate il tè in un tegame e mettetelo sopra l’anatra. Coprite nuovamente e lasciate che l’anatra si aromatizzi facendo cuocere per altri 5 minuti.

In un tegame fate scaldare l’olio, metteteci l’anatra dopo averla fatta scolare bene e fatela rosolare. Va servita a pezzetti.

3 commenti:

Piperita ha detto...

Wow! Mi copio ogni singolo titolo e li voglio leggere tutti! Mi sembra di non aver visto una delle mie autrici preferite: Jerrilyn Farmer, con i suoi Catering Mistery... Vivamente consigliata! La Fluke è li che aspetta in libreria...
Stupendo post!

Frank ha detto...

La ricetta dell'anatra è veramente golosissima! Chissà se si può utilizzarla anche per altri tipi di carne/pesce. Un bellissimo post per un appassionato di gialli come me :)
Ciao.

Tulip ha detto...

...che dire?

Aspetto di leggere ancora storia e cultura, da un cuore per tre quarti greco.